Immunoprofilassi anti-D in gravidanza: quando si fa
Immunoprofilassi anti-D in gravidanza: perché serve se sei Rh(D) negativa, quando viene proposta in Italia, il test di Coombs indiretto e il RHD fetale.
Se sul referto del primo trimestre hai letto Rh(D) negativo e ti hanno parlato di immunoprofilassi anti-D, la notizia di fondo è rassicurante: è una prevenzione, non la cura di una malattia in corso, e funziona molto bene. Da quando è entrata nella pratica, la malattia emolitica del feto e del neonato causata dagli anticorpi anti-D è diventata rara.1 Questa guida ripercorre ciò che accade davvero a una donna Rh(D) negativa in Italia: perché si determinano gruppo sanguigno e fattore Rh, perché a volte viene chiesto il gruppo del papà, quando è prevista l'immunoprofilassi, che ruolo ha il test di Coombs indiretto e cosa cambia con il RHD fetale su sangue materno. Fa parte del dossier gruppi sanguigni.
In breve
- L'immunoprofilassi anti-D riguarda solo le donne Rh(D) negative non ancora immunizzate: impedisce loro di produrre anticorpi contro i globuli rossi Rh(D) positivi del feto.1
- In Italia viene proposta a 28 settimane e di nuovo entro 72 ore dal parto, se il neonato risulta Rh(D) positivo.12
- Non è quasi mai un problema per la prima gravidanza: l'immunizzazione si costruisce soprattutto al parto e pesa sulle gravidanze successive.1
- Gruppo AB0, Rh(D) e test di Coombs indiretto sono garantiti dal Servizio sanitario nazionale senza ticket; il Coombs va ripetuto a 28 settimane a tutte le donne.34
- Il RHD fetale su sangue materno dice prima della nascita se il feto è Rh(D) positivo, evitando profilassi non necessarie: in Italia se ne raccomanda l'informazione a tutte le donne Rh(D) negative, ma l'esperienza è limitata ad alcune Regioni.25
- L'incompatibilità AB0 madre-figlio è più frequente ma quasi sempre lieve, e non si previene con un'iniezione.16
Perché si determinano gruppo e Rh a inizio gravidanza
Il gruppo sanguigno AB0 e Rh(D) e la ricerca di anticorpi anti-eritrociti (il test di Coombs indiretto) fanno parte degli esami che il DPCM sui Livelli essenziali di assistenza prevede entro il primo trimestre, o comunque al primo controllo, per tutte le donne in gravidanza.3 Non servono a stabilire se tu e il tuo partner siete "compatibili" — preoccupazione diffusa e infondata — ma a rispondere a due domande: sei Rh(D) negativa? e hai già anticorpi anti-globuli rossi in circolo?1 Le raccomandazioni italiane chiedono che siano eseguiti in tutte le gravide, indipendentemente dallo stato Rh(D), e che a ciascuna venga comunicato il proprio, in vista dell'eventuale profilassi.1 Il gruppo sanguigno, va detto, non cambia in gravidanza: un risultato discordante indica un errore di analisi o di etichettatura.
Arrivano insieme agli altri controlli di inizio gravidanza — emocromo completo, glicemia, sierologie per toxoplasmosi e rosolia — e dopo le beta-hCG che spesso hanno confermato la gravidanza; il citomegalovirus si valuta caso per caso.
Perché chiedono il gruppo sanguigno del papà
Perché l'incompatibilità Rh è possibile solo se il feto è Rh(D) positivo, e questo può accadere solo con un padre Rh(D) positivo (ereditarietà del gruppo). Il DPCM prevede infatti il gruppo AB0 e Rh(D) per la coppia in funzione preconcezionale, esente da ticket.3 Le raccomandazioni italiane sono esplicite: nelle donne Rh(D) negative con partner Rh(D) negativo l'immunoprofilassi prenatale non è indicata, purché la paternità sia accertata — un dato raccolto in un colloquio riservato con la donna.1
L'immunizzazione Rh, spiegata semplice
Il fattore Rh(D) è una proteina sulla superficie dei globuli rossi: chi ce l'ha è Rh(D) positivo, chi non ce l'ha è Rh(D) negativo — circa il 15% delle donne di origine europea.2 Se una donna Rh(D) negativa porta un feto Rh(D) positivo, durante la gravidanza e soprattutto al parto una piccola quantità di sangue fetale può passare nel circolo materno. L'organismo della madre non riconosce l'antigene D e comincia a produrre anticorpi anti-D.1 Ecco il punto decisivo, quello che spiega tutto il dispositivo: la prima risposta produce anticorpi di classe IgM, che non attraversano la placenta. Nelle gravidanze successive il sistema immunitario risponde molto più in fretta con IgG, che la placenta lascia passare e che possono attaccare i globuli rossi di quel feto.1
Per questo la malattia emolitica del feto e del neonato raramente si verifica alla prima gravidanza, salvo sensibilizzazione precedente, per esempio da una trasfusione.1 Ed è per questo che la prevenzione punta a impedire che l'immunizzazione cominci: senza profilassi, una donna Rh(D) negativa non immunizzata ha, in ogni gravidanza con feto Rh(D) positivo, un rischio di immunizzarsi stimato intorno al 16%.1 Quando la malattia si manifesta, i globuli rossi del bambino vengono distrutti più in fretta del normale, con anemia e, dopo la nascita, ittero da accumulo di bilirubina; l'emolisi si riflette su reticolociti e aptoglobina.6
L'immunoprofilassi anti-D: che cos'è e quando si fa
Consiste nella somministrazione di immunoglobuline anti-D, emoderivati ottenuti dal plasma di donatori.2 Agiscono "coprendo" i globuli rossi fetali passati nel circolo materno prima che il sistema immunitario della madre possa reagire. Sono una prevenzione: non servono in una donna già immunizzata, ed è per questo che il momento in cui si praticano conta quanto il fatto di praticarle.1
Le raccomandazioni congiunte italiane di medicina trasfusionale e ostetricia e la linea guida ISS sulla gravidanza fisiologica indicano che l'immunoprofilassi va offerta a tutte le donne Rh(D) negative non immunizzate:12
- a 28 settimane (in alternativa, secondo alcuni schemi, a 28 e 34 settimane);
- dopo il parto di un neonato Rh(D) positivo, entro 72 ore;
- dopo un evento potenzialmente immunizzante in gravidanza.
Gli eventi elencati dalle raccomandazioni italiane sono: amniocentesi, villocentesi (prelievo dei villi coriali) e funicolocentesi; aborto spontaneo o interruzione di gravidanza e revisione della cavità uterina; gravidanza ectopica; traumi addominali; emorragia ante-partum; versione cefalica esterna; terapia fetale; morte intrauterina.1 In tutti questi casi le immunoglobuline vanno somministrate il prima possibile, al massimo entro 72 ore; se il termine viene superato, il tentativo va comunque fatto nei giorni successivi.1 La decisione, la prescrizione e il dosaggio spettano sempre all'equipe che ti segue, ed è a lei che vanno segnalati tempestivamente sanguinamenti, traumi o dolori addominali.
Quanto serve? L'immunoprofilassi dopo il parto ha una percentuale di successo del 98-99%, e la profilassi prenatale nel terzo trimestre riduce il rischio di immunizzazione dall'1% allo 0,2%.1
Il test di Coombs indiretto in gravidanza
Il test di Coombs indiretto verifica se nel tuo sangue circolano già anticorpi contro i globuli rossi. È previsto nel primo trimestre per tutte le donne e il DPCM stabilisce che vada ripetuto a tutte a 28 settimane, indipendentemente dal fenotipo Rh(D), nella finestra 28-32 settimane.3 Le raccomandazioni italiane aggiungono un dettaglio pratico: nelle donne Rh(D) negative che eseguono la profilassi prenatale, il Coombs va eseguito prima della somministrazione, perché dopo risentirebbe degli anticorpi introdotti passivamente.1
Un test negativo significa che non ti sei immunizzata. Un test positivo non è una diagnosi: va identificato quale anticorpo è presente, con titolo e origine.1
Il RHD fetale su sangue materno
È l'innovazione più interessante degli ultimi anni. Da un semplice prelievo di sangue della madre si analizzano i frammenti di DNA fetale liberi in circolo, provenienti dalla placenta, per determinare il genotipo Rh(D) del feto senza alcun gesto invasivo. Il risultato può essere negativo, positivo o non conclusivo, e in quest'ultimo caso viene trattato come positivo.2 L'interesse è concreto: circa il 40% delle donne Rh(D) negative porta un feto Rh(D) negativo, e per loro l'immunoprofilassi non è necessaria.2
La linea guida ISS sulla gravidanza fisiologica, aggiornata nel 2025, raccomanda che l'informazione su questo test sia offerta a tutte le donne Rh(D) negative senza segni di alloimmunizzazione, e che il test non venga eseguito prima delle undici settimane; la profilassi a 28 settimane resta indicata in caso di risultato positivo o non conclusivo, e per chi sceglie di non eseguirlo.2
Attenzione però a cosa dice la stessa linea guida sullo stato delle cose in Italia, perché è un punto su cui circolano informazioni imprecise: non esistono ancora documenti di indirizzo nazionali sull'immunoprofilassi mirata tramite questo test, e l'esperienza è limitata ad alcune Regioni.2 Le pubblicazioni lo confermano: in Friuli Venezia Giulia un servizio regionale è attivo dal novembre 2019, offerto tra 22 e 24 settimane e gratuito nell'ambito del SSN, e nei primi due anni ha evitato una profilassi non necessaria nel 37,8% dei casi;5 uno studio dell'area di Bologna ha documentato un'accuratezza del 99,3%.7 Chiedi alla tua ostetrica se nella tua Regione il test è disponibile.
Cosa copre il Servizio sanitario nazionale
Il Ministero della Salute lo dice chiaramente: le donne in gravidanza hanno diritto a eseguire gratuitamente, senza partecipazione al costo, una serie di prestazioni specialistiche e diagnostiche, presso strutture pubbliche o private accreditate e nei consultori familiari; sulla ricetta va riportato il codice M seguito dalla settimana di gravidanza.4 L'elenco è quello dell'allegato 10 del DPCM 12 gennaio 2017: per il primo trimestre gruppo sanguigno AB0 e Rh(D) e ricerca di anticorpi anti-eritrociti (test di Coombs indiretto) — con l'indicazione esplicita di ripeterla a tutte le donne a 28 settimane —, emocromo, frazioni dell'emoglobina, glicemia e principali sierologie; in funzione preconcezionale, il gruppo AB0 e Rh(D) per la coppia.3 Altri esami seguono regole proprie: il quadro del ferro (ferritina e assetto marziale) e la funzione tiroidea (TSH ed esami della tiroide) si prescrivono su indicazione clinica.
E l'incompatibilità AB0?
Esiste, è più frequente di quella Rh, ma è tutt'altra storia. Riguarda soprattutto una madre di gruppo 0 con un figlio A o B: nel 15-20% delle gravidanze nella popolazione europea. Solo in circa il 10% di queste si sviluppa una malattia emolitica, e appena nell'1,5-2% dei casi serve un supporto trasfusionale.1 I dati italiani sono coerenti: nell'indagine nazionale della società di medicina trasfusionale, dei quasi 1.500 neonati con malattia emolitica AB0 registrati in un anno solo 13 hanno avuto bisogno di exsanguinotrasfusione.8 Quasi sempre si manifesta come un ittero neonatale, gestibile con la fototerapia.6
A differenza di quella Rh, l'incompatibilità AB0 può interessare anche la prima gravidanza, ma non è né prevenibile né prevedibile: non esiste un'iniezione equivalente all'anti-D, e la ricerca degli anticorpi anti-A e anti-B in gravidanza non è raccomandata, perché non predice la malattia.1 Si gestisce osservando il neonato dopo la nascita.
Progressi recenti della ricerca
Secondo pubblicazioni recenti indicizzate su PubMed:
- Una malattia oggi ampiamente prevenibile. Le revisioni sistematiche recenti attribuiscono i casi residui soprattutto a profilassi mancate o tardive.910
- Una prevenzione sempre più mirata. Lo screening prenatale del RHD fetale permette di riservare la profilassi alle donne che portano davvero un feto Rh(D) positivo, con sensibilità molto elevata.112
- Anche in Italia. Il servizio del Friuli Venezia Giulia e la validazione dell'Emilia-Romagna mostrano che il test è praticabile su scala regionale.57
- Il sistema Rh resta oggetto di studio. Le revisioni più recenti aggiornano la conoscenza delle varianti del gene RHD, che spiegano i risultati sierologici dubbi.121
Questi risultati riguardano l'organizzazione della prevenzione; non sostituiscono le indicazioni del tuo ginecologo o della tua ostetrica.
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In gravidanza gruppo, Rh(D) e test di Coombs indiretto si leggono insieme al resto del percorso: emocromo, emoglobina, glicemia, sierologie. Capire i propri referti aiuta a dialogare con l'ostetrica e con il punto nascita — senza mai sostituirne le indicazioni.
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Domande frequenti
Che cos'è l'immunoprofilassi anti-D? È la somministrazione di immunoglobuline anti-D a una donna Rh(D) negativa non immunizzata, per impedirle di produrre anticorpi contro i globuli rossi Rh(D) positivi del feto. È una prevenzione, non una terapia.1
Quando si fa l'immunoprofilassi anti-D in gravidanza? In Italia a 28 settimane (in alternativa a 28 e 34 settimane), poi entro 72 ore dal parto se il neonato è Rh(D) positivo, e dopo eventi a rischio come amniocentesi, villocentesi, aborto, traumi addominali o emorragie.12
A cosa serve il test di Coombs indiretto? A verificare se hai già anticorpi contro i globuli rossi. Si esegue nel primo trimestre e si ripete a 28 settimane a tutte le donne; se sei Rh(D) negativa va eseguito prima della profilassi.31
Se sono Rh negativa, la prima gravidanza è a rischio? Quasi mai: l'immunizzazione si costruisce soprattutto al parto e i suoi effetti riguardano le gravidanze successive, salvo sensibilizzazione precedente.1
Perché mi chiedono il gruppo sanguigno del papà? Perché il feto può essere Rh(D) positivo solo se lo è il padre. Se il partner è Rh(D) negativo e la paternità è accertata, la profilassi prenatale non è indicata.1
Esiste un esame per sapere il Rh del feto prima della nascita? Sì: il RHD fetale su sangue materno, test genetico non invasivo eseguibile non prima delle undici settimane. La linea guida ISS raccomanda di informarne tutte le donne Rh(D) negative, ma la disponibilità è limitata ad alcune Regioni.25
Gli esami del gruppo sanguigno in gravidanza sono gratuiti? Sì: gruppo AB0, Rh(D) e ricerca di anticorpi anti-eritrociti sono esenti dal ticket secondo il DPCM 12 gennaio 2017; sulla ricetta va indicato il codice M con la settimana di gravidanza.34
E se io e il mio partner abbiamo lo stesso gruppo sanguigno? Non è un problema, e non lo è nemmeno avere gruppi AB0 diversi. L'unica situazione che richiede un percorso dedicato è quella di una madre Rh(D) negativa con feto Rh(D) positivo.1
Da ricordare
Se sei Rh(D) negativa, il percorso italiano è semplice e collaudato: gruppo AB0, Rh(D) e test di Coombs indiretto nel primo trimestre, Coombs ripetuto a 28 settimane, immunoprofilassi anti-D a 28 settimane e entro 72 ore dal parto se il neonato è Rh(D) positivo, più una somministrazione dopo eventi a rischio. Il gruppo del partner conta perché, se anche lui è Rh(D) negativo, la profilassi prenatale non serve; dove è disponibile, il RHD fetale su sangue materno permette di essere ancora più precisi. L'incompatibilità AB0, più comune, è quasi sempre lieve. E il messaggio di fondo resta quello iniziale: grazie a questo dispositivo la malattia emolitica da anti-D è oggi rara in Italia. Tempi e decisioni si concordano con il tuo ginecologo o la tua ostetrica; per leggere l'insieme dei referti puoi appoggiarti a AI DiagMe.
Fonti
Fonti istituzionali italiane e pubblicazioni scientifiche (PubMed) utilizzate per questa guida:
Footnotes
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SIMTI – Società Italiana di Medicina Trasfusionale e Immunoematologia, in collaborazione con SIGO. Bennardello F, Coluzzi S, Curciarello G, Todros T, Villa S. Raccomandazioni per la prevenzione ed il trattamento della Malattia Emolitica del Feto e del Neonato, Edizione 2014 — gruppo AB0/Rh(D) e TAI entro il primo trimestre, ripetizione del TAI a 28 settimane, immunoprofilassi a 28 settimane ed entro 72 ore dal parto, eventi potenzialmente immunizzanti, partner Rh(D) negativo, incompatibilità AB0. PDF ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12 ↩13 ↩14 ↩15 ↩16 ↩17 ↩18 ↩19 ↩20 ↩21 ↩22 ↩23 ↩24 ↩25 ↩26 ↩27 ↩28
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Istituto Superiore di Sanità – Sistema Nazionale Linee Guida. Linea guida Gravidanza fisiologica, Aggiornamento 2025 – Pt. 2 (Roma, 24 giugno 2025), sezione "Il Non-Invasive Prenatal Testing (NIPT) per la determinazione del genotipo Rh(D) fetale" — raccomandazioni 1-4, test non prima delle 11 settimane, assenza di documenti di indirizzo nazionali, esperienza limitata ad alcune Regioni. PDF ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11 ↩12
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DPCM 12 gennaio 2017, Allegato 10 – Prestazioni specialistiche per la tutela della maternità, escluse dalla partecipazione al costo (sezioni A e B) — gruppo sanguigno AB0 e Rh(D) 90.65.3, anticorpi anti-eritrociti / test di Coombs indiretto 90.49.3 "da ripetere a tutte le donne a 28 settimane". Supplemento ordinario n. 15 alla Gazzetta Ufficiale n. 65 del 18 marzo 2017. gazzettaufficiale.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7
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Ministero della Salute — Esenzioni per gravidanza (pagina aggiornata il 09/01/2025): gratuità delle prestazioni specialistiche e diagnostiche in gravidanza, codice M + settimana di gravidanza sulla ricetta. salute.gov.it ↩ ↩2 ↩3
-
Londero D, Merluzzi S, Dreossi C, Barillari G. Prenatal screening service for fetal RHD genotyping to guide prophylaxis: the two-year experience of the Friuli Venezia Giulia region in Italy. Blood Transfus, 2023. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3 ↩4
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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Malattia emolitica del neonato: madre Rh negativo e padre Rh positivo, maggiore frequenza dalla seconda gravidanza, ittero e pallore del neonato, immunoglobuline intorno alla 28ª settimana ed entro 72 ore dal parto, incompatibilità AB0. ospedalebambinogesu.it ↩ ↩2 ↩3
-
Manfroi S, Calisesi C, Fagiani P, et al. Prenatal non-invasive foetal RHD genotyping: diagnostic accuracy of a test as a guide for appropriate administration of antenatal anti-D immunoprophylaxis. Blood Transfus, 2018. PubMed · DOI ↩ ↩2
-
Bennardello F, Curciarello G. Survey on the prevention and incidence of haemolytic disease of the newborn in Italy. Blood Transfus, 2013. PubMed · DOI ↩
-
de Winter DP, Kaminski A, Tjoa ML, Oepkes D. Hemolytic disease of the fetus and newborn: systematic literature review of the antenatal landscape. BMC Pregnancy Childbirth, 2023. PubMed · DOI ↩
-
Pegoraro V, Urbinati D, Visser GHA, Di Renzo GC, et al. Hemolytic disease of the fetus and newborn due to Rh(D) incompatibility: A preventable disease that still produces significant morbidity and mortality in children. PLoS One, 2020. PubMed · DOI ↩
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Clausen FB. Antenatal RHD screening to guide antenatal anti-D immunoprophylaxis in non-immunized D− pregnant women. Immunohematology, 2024. PubMed · DOI ↩
-
Ramsey G. The Rh blood group system: RHD update. Immunohematology, 2025. PubMed · DOI ↩