Favismo: sintomi, farmaci da evitare e test G6PD
Favismo: che cos'è, i sintomi della crisi emolitica, le fave e i farmaci da evitare e come si legge il test dell'attività enzimatica G6PD.
Il favismo è la malattia ereditaria del sangue più conosciuta in Italia, e per un motivo preciso: è particolarmente diffusa in Sardegna e presente in tutto il Meridione. Chi ne è affetto ha una carenza di un enzima dei globuli rossi, la glucosio-6-fosfato deidrogenasi (in sigla G6PD): senza quella protezione i globuli rossi possono rompersi all'improvviso — è la crisi emolitica — dopo aver mangiato fave, durante un'infezione o assumendo certi farmaci. Qui trovi i sintomi d'allarme, che cosa evitare, come si fa la diagnosi e perché il test non va eseguito durante la crisi. Gli esami che lo accompagnano fanno parte dell'emocromo completo.
In breve
- Il favismo è "la carenza o la riduzione della funzione di un enzima chiamato glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD)": è il difetto enzimatico più diffuso al mondo, con oltre 500 milioni di persone interessate e circa 400.000 in Italia.12
- Il gene è sul cromosoma X: i maschi sviluppano la forma conclamata, le femmine sono in genere portatrici.13 In Sardegna la prevalenza è tra le più alte al mondo, con stime attese intorno all'8–15 %.4
- I fattori scatenanti sono la vicina e la convicina delle fave, alcune infezioni e diversi farmaci ossidanti; ISS e AIFA hanno predisposto un elenco dei principi attivi da evitare.15
- Segnali d'allarme di una crisi, 12–48 ore dopo l'esposizione: urine scure, ittero, pallore, stanchezza improvvisa, febbre, dolori addominali. Sono una urgenza medica.61
- La diagnosi si basa sul dosaggio dell'attività enzimatica G6PD. ⚠️ Non va fatto durante o subito dopo una crisi: va riconfermato dopo 2–3 mesi.72
Che cos'è il favismo?
Il termine favismo nasce dalle fave, l'alimento che più tipicamente scatena la crisi, ma la malattia non è un'allergia: come precisa l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, «per favismo non si intende un'allergia, bensì una malattia del sangue».6 All'origine c'è la carenza della glucosio-6-fosfato deidrogenasi, enzima presente in tutte le cellule ma vitale per i globuli rossi: produce il NADPH, la molecola che permette di neutralizzare lo stress ossidativo. È, in pratica, lo scudo antiossidante dell'eritrocita.28 Quando quello scudo manca, il globulo rosso regge la vita quotidiana ma cede sotto un'aggressione ossidante intensa: molte cellule si distruggono in poche ore e ne derivano anemia, ittero e urine scure.
Il gene G6PD è sul cromosoma X. I maschi, che hanno un solo X, manifestano la carenza in forma piena; le femmine, con due X, sono nella maggior parte dei casi portatrici sane o hanno una carenza più lieve — motivo per cui il favismo "si vede" molto di più nei maschi.13 Una donna portatrice trasmette il gene con probabilità del 50 % a ogni figlio; un uomo affetto lo trasmette a tutte le figlie, che saranno portatrici.1
Esistono centinaia di varianti del gene, con gravità molto diversa. In Italia la più classica è la variante mediterranea, che lascia un'attività enzimatica molto bassa: è la ragione per cui il favismo qui è spesso più "rumoroso" che altrove.9 La sua diffusione nel Mediterraneo non è casuale: la carenza di G6PD conferisce una protezione parziale contro la malaria, storicamente endemica in Sardegna.23
Perché e quando si fa il test della G6PD?
Il dosaggio dell'attività G6PD non è un esame di routine: si richiede in situazioni mirate.72
- Sospetto di deficit enzimatico, per esempio dopo un malessere seguito al consumo di fave.
- Familiarità: un genitore, un fratello o uno zio materno con favismo accertato.
- Ittero neonatale protratto o intenso, una delle manifestazioni più frequenti e potenzialmente serie.10
- Eventi emolitici acuti da chiarire, spesso individuati grazie a un'emoglobina in caduta, reticolociti in netto aumento e aptoglobina crollata.
- Prima di prescrivere un farmaco fortemente ossidante, come misura di sicurezza decisa dal medico.
Bisogna essere a digiuno?
Dipende dal laboratorio: l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, per esempio, indica un digiuno di almeno 8 ore, mentre altre strutture non lo richiedono, trattandosi di un semplice prelievo venoso.7 Segui l'indicazione data dal tuo laboratorio. Conta molto di più un'altra precauzione: non aver ricevuto trasfusioni negli ultimi 3 mesi e non essere in piena crisi emolitica, perché entrambe falsano il risultato.7
Valori normali dell'attività G6PD
Il test misura l'attività enzimatica nei globuli rossi, in unità per grammo di emoglobina (U/gHb). I valori dipendono dal metodo e dalla strumentazione: fa fede l'intervallo stampato sul tuo referto.
| Risultato | Attività G6PD (riferimento indicativo) | Interpretazione abituale |
|---|---|---|
| Normale | ~ 9,0 – 19,0 U/gHb (intervallo di un laboratorio pediatrico italiano)7 | Protezione antiossidante conservata |
| Carenza parziale (intermedia) | ~ 10 – 60 % dell'attività mediana | Rischio di emolisi in caso di forte stress ossidativo |
| Carenza grave | < 10 % dell'attività mediana | Emolisi possibile; in forme rare anemia cronica |
Molti referti esprimono il risultato anche come percentuale dell'attività mediana di una popolazione di riferimento: è la logica dell'Organizzazione mondiale della sanità, che ha rivisto la propria classificazione delle varianti sulla base dell'attività residua e dei dati clinici.9
Interpretare i risultati
Attività G6PD bassa: la carenza
Un'attività bassa conferma la carenza di G6PD, cioè il favismo: i globuli rossi sono meno protetti dallo stress ossidativo e possono distruggersi rapidamente. Tra una crisi e l'altra, però, non c'è alcun sintomo: la stragrande maggioranza delle persone con favismo conduce una vita del tutto normale, evitando i fattori scatenanti.26
Durante una crisi il quadro di laboratorio è tipico: emoglobina, globuli rossi ed ematocrito scendono, i reticolociti salgono, l'aptoglobina si azzera e la bilirubina aumenta, dando l'ittero.
Attività G6PD normale: attenzione al falso negativo
Un'attività normale rende la carenza molto improbabile — con un'eccezione decisiva.
⚠️ Il tranello più importante di tutta la diagnosi. Durante una crisi emolitica i globuli rossi più carenti (i più vecchi) vengono distrutti per primi. Il sangue si riempie allora di reticolociti, globuli rossi giovani e ricchi di enzima: il dosaggio può risultare falsamente normale in una persona invece pienamente carente. Per questo il test non va eseguito durante o subito dopo una crisi e, se lo è stato, va riconfermato dopo 2–3 mesi.72 Lo stesso vale dopo una trasfusione: il sangue ricevuto maschera la carenza, e occorre attendere 3 mesi.7
Un secondo limite riguarda le donne: per l'inattivazione casuale di uno dei due cromosomi X, molte portatrici hanno un'attività nella norma pur essendo geneticamente carenti. In uno studio italiano su neonati, oltre il 60 % delle femmine eterozigoti sarebbe sfuggito a uno screening basato sul solo dosaggio enzimatico.11
Favismo e tumori
No: il favismo non ha nulla a che vedere con i tumori e la G6PD non è un marcatore tumorale. È un test enzimatico e genetico che parla soltanto della resistenza dei globuli rossi allo stress ossidativo.
Fave e farmaci: che cosa evitare
I responsabili della crisi sono due sostanze presenti esclusivamente nelle fave, la vicina e la convicina.1 Le fave vanno quindi evitate, in particolare crude. Diversi centri italiani estendono in via prudenziale la raccomandazione ad altri alimenti (piselli, legumi, mirtilli, soia, acqua tonica) e ai pollini delle stesse piante.6 Su questi punti le fonti non concordano: l'indagine sarda del 2025 classifica tra le convinzioni non confermate proprio l'idea che l'inalazione del polline o l'odore delle fave bastino a scatenare l'emolisi.4 In pratica: l'ingestione di fave è il rischio certo e documentato; sulle restrizioni aggiuntive è il tuo medico o ematologo a definire il perimetro giusto per te.
I farmaci sono l'altro capitolo, ed è quello più sottovalutato. In Italia esiste un elenco ufficiale dei principi attivi da evitare in caso di carenza di G6PD, predisposto dall'Istituto Superiore di Sanità (Rapporto Istisan) e pubblicato dall'AIFA: comprende antimalarici, alcuni antibiotici e chemioterapici, antinfiammatori e altre molecole di uso corrente.5
Regola di sicurezza. Questa guida non riporta né sostituisce l'elenco ufficiale, soggetto ad aggiornamento, e non fornisce alcuna indicazione di dosaggio. Se hai il favismo: segnalalo sempre a medico, pediatra, dentista e farmacista prima di qualunque prescrizione o farmaco da banco, e consulta l'elenco AIFA/ISS insieme al tuo medico. Non modificare mai una terapia di tua iniziativa. Vanno evitate anche la naftalina (tarmicidi) e l'automedicazione durante le infezioni, che da sole possono scatenare una crisi.58
Sintomi d'allarme: quando è un'urgenza
La crisi compare in genere 12–48 ore dopo l'esposizione (l'ISS indica 1–3 giorni) e si riconosce da segnali netti:61
- urine scure, color tè o coca-cola — il segno più caratteristico;
- ittero: pelle e parte bianca degli occhi che virano al giallo;
- pallore marcato e stanchezza improvvisa, sproporzionata;
- febbre, dolori addominali o lombari;
- battito accelerato, affanno; nei casi gravi, collasso.
Che cosa fare: rivolgersi subito al medico o al pronto soccorso. Nelle forme severe il trattamento è di supporto e può richiedere una trasfusione; nel neonato l'ittero si gestisce con la fototerapia.61 Nessuna terapia "corregge" la carenza: la vera cura è la prevenzione dell'esposizione.
Fattori che influenzano il test
Cambiano il risultato o la sua lettura: il momento del prelievo rispetto a una crisi (il fattore numero uno, per il rischio di falso negativo), una trasfusione recente, il sesso (le portatrici hanno spesso valori normali), l'età — nel neonato l'attività è più alta — e il metodo del laboratorio.711
Novità dalla ricerca
Secondo pubblicazioni recenti indicizzate su PubMed:
- Screening neonatale: l'esame enzimatico da solo non basta. Nel progetto italiano NeoGen, 4.067 neonati studiati con sequenziamento dell'esoma: varianti patogenetiche del gene G6PD nel 3,0 % dei bambini, e oltre il 60 % delle femmine eterozigoti con attività enzimatica normale. Gli autori propongono di affiancare il test molecolare a quello enzimatico.11
- In Sardegna il rischio-farmaci resta sottovalutato. L'indagine 2025 su 536 residenti mostra un riconoscimento quasi universale del rischio-fave (99 %) ma lacune importanti sui farmaci (74 %). Il 90 % giudica insufficiente l'informazione disponibile: un invito a portare l'educazione sul favismo nelle scuole e nella medicina di base.4
- Una classificazione OMS aggiornata. Una revisione di centinaia di varianti genetiche ha fornito i dati clinici e biochimici alla base della nuova classificazione OMS del deficit di G6PD, pensata per stimare meglio il rischio emolitico individuale.9
- L'epidemiologia italiana si sta trasformando. Quindici anni di diagnosi in un centro del Nord Italia documentano una riduzione relativa della variante mediterranea e la comparsa di varianti africane, asiatiche e rare legate ai nuovi flussi migratori: caratterizzare la variante è ormai un tema diagnostico.12
Questi risultati riguardano la diagnosi e la ricerca; non autorizzano alcuna automedicazione e non sostituiscono il parere del tuo medico.
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Un dosaggio della G6PD non si legge mai da solo: dipende dal contesto (crisi in corso, trasfusione recente, sesso), dagli altri marcatori del tuo emocromo completo — emoglobina, reticolociti, aptoglobina — e dai farmaci che assumi.
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Domande frequenti
Che cos'è il favismo? È una malattia ereditaria del sangue dovuta alla carenza dell'enzima glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD) nei globuli rossi. Senza quella protezione antiossidante i globuli rossi possono distruggersi bruscamente dopo l'ingestione di fave, un'infezione o certi farmaci.1
Il favismo è un'allergia alle fave? No. È una malattia del sangue, non un'allergia.6 I responsabili sono vicina e convicina, due sostanze delle fave che generano stress ossidativo: un meccanismo del tutto diverso da quello allergico.
Quanto è diffuso il favismo in Italia? Riguarda circa 400.000 persone.1 È molto più frequente in Sardegna — stime attese intorno all'8–15 % — e nel Sud, per la storica selezione legata alla malaria.42
Quali sono i sintomi di una crisi di favismo? Urine scure, ittero, pallore, stanchezza improvvisa, febbre e dolori addominali, di solito 12–48 ore dopo l'esposizione.6 Vanno valutati con urgenza dal medico o in pronto soccorso.
Quali farmaci deve evitare chi ha il favismo? Esiste un elenco ufficiale dei principi attivi da evitare, elaborato dall'ISS e pubblicato dall'AIFA.5 Non è una lista da consultare da soli: segnala sempre il favismo a medico e farmacista prima di qualunque prescrizione, anche da banco, e non modificare mai una terapia di tua iniziativa.
Come si fa la diagnosi di favismo? Con il dosaggio dell'attività enzimatica G6PD su prelievo venoso, espressa in U/gHb.7 In casi selezionati si aggiunge l'analisi genetica del gene G6PD.11
Perché non si può fare il test durante una crisi? Perché i globuli rossi carenti vengono distrutti per primi e sostituiti da reticolociti giovani, ricchi di enzima: il risultato può apparire falsamente normale. Il test va ripetuto dopo 2–3 mesi, e lo stesso vale dopo una trasfusione.7
Si può vivere normalmente con il favismo? Sì. Tra una crisi e l'altra non ci sono sintomi, a patto di evitare i fattori scatenanti.2 Solo alcune forme rare danno un'anemia cronica.
Esiste lo screening neonatale per il favismo? Viene proposto in funzione della frequenza locale della carenza.3 La ricerca italiana sta valutando l'aggiunta del test genetico a quello enzimatico per non perdere le bambine eterozigoti.11 Per sapere che cosa è offerto nel tuo punto nascita, chiedi al pediatra.
In sintesi
Il favismo è la carenza ereditaria dell'enzima G6PD, lo scudo antiossidante dei globuli rossi: molto diffuso in Sardegna e nel Sud, riguarda circa 400.000 persone in Italia. Tra una crisi e l'altra non dà sintomi e permette una vita normale; il rischio è la crisi emolitica acuta dopo fave, infezioni o farmaci ossidanti, riconoscibile da urine scure, ittero, pallore e stanchezza improvvisa — segnali che impongono una valutazione medica urgente. La diagnosi si fa con il dosaggio dell'attività G6PD, mai durante o subito dopo una crisi (risultato falsamente normale, da riconfermare a 2–3 mesi). Per i farmaci il riferimento è l'elenco ufficiale ISS/AIFA, da usare con il tuo medico — che questa guida non sostituisce. Nessun valore si legge isolato: conta l'insieme del tuo emocromo e del tuo contesto, ciò che offre AI DiagMe.
Fonti
Fonti istituzionali italiane e pubblicazioni scientifiche (PubMed) utilizzate per questa guida:
Footnotes
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ISSalute — Istituto Superiore di Sanità, Favismo. issalute.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10 ↩11
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Luzzatto L, Ally M, Notaro R. Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency. Blood, 2020. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9
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Cappellini MD, Fiorelli G. Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency. Lancet, 2008. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3 ↩4
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Serreli G, Melis MP, Guerriero C, Deiana M. Awareness, Knowledge, and Self-Reported Clinical Experiences Related to Glucose-6-Phosphate Dehydrogenase Deficiency in Sardinia (Italy): A Descriptive Cross-Sectional Survey. Nutrients, 2026. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3 ↩4
-
AIFA — Agenzia Italiana del Farmaco, Elenco dei farmaci nocivi o potenzialmente tali da evitare in caso di carenza di glucosio-6-fosfato deidrogenasi (G6PD), elaborato con l'Istituto Superiore di Sanità (Rapporto Istisan 99/19). aifa.gov.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4
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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Favismo. ospedalebambinogesu.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8
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Ospedale Pediatrico Bambino Gesù — Glucosio 6-fosfato deidrogenasi (G6PD), scheda dell'esame di laboratorio. ospedalebambinogesu.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10
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Luzzatto L, Arese P. Favism and Glucose-6-Phosphate Dehydrogenase Deficiency. N Engl J Med, 2018. PubMed · DOI ↩ ↩2
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Nannelli C, Bosman A, Cunningham J, et al. Genetic variants causing G6PD deficiency: Clinical and biochemical data support new WHO classification. Br J Haematol, 2023. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3
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Lee HY, Ithnin A, Azma RZ, et al. Glucose-6-Phosphate Dehydrogenase Deficiency and Neonatal Hyperbilirubinemia: Insights on Pathophysiology, Diagnosis, and Gene Variants in Disease Heterogeneity. Front Pediatr, 2022. PubMed · DOI ↩
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Bombaci S, Quarello P, Del Borrello G, et al. Neonatal genetic screening of Glucose-6-phosphate dehydrogenase deficiency through next-generation sequencing. Br J Haematol, 2026. PubMed · DOI ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5
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Duca L, Nava I, Tavazzi D, et al. Epidemiological shift of glucose-6-phosphate dehydrogenase mutations in northern Italy in the last 15 years. Ann Hematol, 2021. PubMed · DOI ↩