Trasfusione di sangue: come funziona e quanto è sicura
Trasfusione di sangue: quali emocomponenti si trasfondono, quando è indicata, i controlli prima della sacca, il consenso informato e i rischi reali.
Se a te o a una persona cara è stata proposta una trasfusione di sangue, è normale sentirsi in allarme. Vale però la pena sapere che cosa accade davvero. Nella quasi totalità dei casi non si trasfonde "sangue intero", ma un singolo emocomponente — di solito i globuli rossi —, e prima di arrivare al tuo braccio ogni sacca supera una catena di controlli tra le più rigorose della medicina. Qui trovi che cosa si trasfonde, quando serve, come si decide, quali sono i rischi reali e che cosa dice la legge italiana sul consenso informato. Non sostituisce il colloquio con il medico: lo prepara.
In breve
- Non si trasfonde quasi mai sangue intero, ma emocomponenti separati — concentrati eritrocitari, piastrine, plasma: così un solo dono aiuta più pazienti.1
- La decisione non dipende da un solo valore di emoglobina: le linee di indirizzo italiane chiedono di considerare insieme il valore di Hb e i sintomi dell'anemia.2
- Oggi si trasfonde meno di un tempo, e non per risparmiare: gli studi hanno mostrato che le soglie restrittive sono almeno altrettanto sicure.34
- Prima della sacca: doppio gruppo ABO/Rh su due prelievi distinti, ricerca di anticorpi irregolari, prova crociata e controllo dell'identità al letto del paziente da due operatori.5
- Ogni donazione è testata per HBV, HCV, HIV, sifilide e con test molecolari NAT: il rischio residuo stimato è dell'ordine di 1 caso su milioni di donazioni.56
- La trasfusione richiede il consenso informato scritto del ricevente, per legge (DM 2 novembre 2015, art. 24).7
Che cosa si trasfonde davvero: gli emocomponenti
Il sangue donato viene separato nelle sue parti, e al paziente si somministra solo quella che gli manca. L'Istituto Superiore di Sanità elenca i tre emocomponenti principali:1
- Concentrato eritrocitario (globuli rossi). Serve "per curare le anemie e ristabilire il trasporto di ossigeno": è il più trasfuso, dopo "eventi traumatici, incidenti o interventi chirurgici" e nelle "anemie croniche quali la talassemia". Il suo effetto si legge su emoglobina ed ematocrito.
- Concentrato piastrinico. Tratta le piastrinopenie, cioè le piastrine troppo basse o non funzionanti — frequenti nelle leucemie e durante la chemioterapia.
- Plasma. La parte liquida, ricca di fattori della coagulazione: serve per "la correzione delle carenze selettive di fattori della coagulazione" e nella "severa malattia del fegato con alterazioni della coagulazione" — quadri che si esplorano con gli esami di coagulazione, il tempo di protrombina e il fibrinogeno.
È questa terapia con emocomponenti a spiegare perché il "sangue completo" sia oggi riservato a situazioni eccezionali, come le emorragie massive.
Quando la trasfusione è indicata
Tre grandi situazioni portano a trasfondere: un'anemia importante o mal tollerata (malattie croniche, tumori e chemioterapia, insufficienza renale, malattie del midollo, talassemia); un'emorragia acuta (trauma, chirurgia, parto); una carenza mirata di piastrine o di fattori della coagulazione.1
Il quadro parte dall'emocromo completo, ma non si ferma lì: prima di trasfondere ha senso capire perché l'emoglobina è bassa. Una carenza di ferro si smaschera con l'assetto marziale e la ferritina; un'emolisi con aptoglobina, LDH e bilirubina; la risposta del midollo con i reticolociti; l'anemia dell'infiammazione anche grazie alla proteina C reattiva. Un'anemia sideropenica trattata con il ferro, per esempio, spesso non ha bisogno di trasfusioni.
Come si decide: non basta un numero
Ecco il punto più frainteso. Non esiste un valore di emoglobina che, da solo, obblighi a trasfondere. Le raccomandazioni italiane sul Patient Blood Management sono esplicite: i criteri decisionali si basano "sia sui valori di Hb del paziente sia sui sintomi dell'anemia" (dolore toracico, scompenso cardiaco, tachicardia che non risponde ai liquidi, ipotensione ortostatica), e l'emoglobina "rimane il trigger trasfusionale più utilizzato insieme alla valutazione clinica del paziente".2
Il Patient Blood Management (PBM) è la cornice adottata dall'Italia: promosso dal Centro Nazionale Sangue dal 2012, in linea con la Risoluzione WHA63.12 dell'OMS, è reso obbligatorio per le strutture sanitarie dal DM 2 novembre 2015.2 Non è austerità: è un approccio "multidisciplinare, multimodale e paziente-centrico" su tre pilastri — ottimizzare l'eritropoiesi (trattare l'anemia prima, per esempio con il ferro), contenere le perdite di sangue, sfruttare la tolleranza individuale all'anemia.2 L'obiettivo è prevenire o ridurre il bisogno di sangue altrui, non razionarlo.
Su questa base si sono affermate le soglie restrittive. Dopo lo studio TRICC del 1999,4 numerosi trial hanno mostrato che trasfondere più tardi è sicuro quanto trasfondere presto: le raccomandazioni del Centro Nazionale Sangue indicano una fascia restrittiva (Hb 70–80 g/L, cioè 7–8 g/dL) nei pazienti ospedalizzati clinicamente stabili — una fascia, non un numero unico, e con eccezioni esplicite: nella sindrome coronarica acuta, per esempio, lo stesso documento chiede una "soglia trasfusionale personalizzata".2 Le linee guida AABB 2023 seguono la stessa logica.8 Tradotto: se il medico non trasfonde subito nonostante un'emoglobina bassa, non ti sta trascurando — sta applicando l'evidenza.
I controlli prima della trasfusione
È la risposta alla paura più comune ("e se mi danno il sangue sbagliato?"). Tutte le fasi sono elencate nell'Allegato VII del DM 2 novembre 2015, dal prelievo per la prova crociata fino alla trasfusione.5
- Doppia determinazione del gruppo sanguigno ABO e Rh su due campioni prelevati in momenti diversi: se i due risultati non coincidono, si blocca tutto. È la barriera contro l'errore di identificazione a monte.5
- Ricerca degli anticorpi irregolari (test di Coombs indiretto). Gravidanze o trasfusioni precedenti possono averti immunizzato contro antigeni diversi da ABO: se ci sono, si scelgono unità prive dell'antigene corrispondente.5
- Prova crociata (prova di compatibilità). In laboratorio si mette a contatto il siero del ricevente con i globuli rossi dell'unità candidata, per verificarne la compatibilità.5
- Controllo al letto del paziente. L'identificazione "deve essere effettuata al letto del paziente individualmente da due operatori sanitari", con controlli documentati; il DM dedica un intero comma alle "procedure per la prevenzione delle reazioni da incompatibilità ABO al letto del paziente".5 È l'ultima barriera, e la più importante.
Poi la trasfusione parte lentamente: nei primi 15 minuti "la velocità di infusione deve essere pari a 10-20 gocce al minuto", e solo se non compaiono disturbi viene aumentata.1 I parametri vitali sono registrati subito prima e non oltre 60 minuti dopo; la sorveglianza prosegue per 24 ore.5
Quanto è sicuro il sangue in Italia
Su ogni unità donata si esegue, per legge, la ricerca di HBsAg, anticorpi anti-HCV, anticorpi anti-HIV 1-2 e antigene HIV, anticorpi anti-Treponema pallidum (sifilide) e i test molecolari NAT per HBV, HCV e HIV, che individuano il genoma virale prima degli anticorpi.5 A monte c'è la selezione del donatore, con questionario e colloquio medico.
Il risultato è misurabile. La sorveglianza coordinata dal Centro Nazionale Sangue ha stimato, nel periodo 2009-2018, un rischio residuo di trasmissione sceso per l'HIV da 1 unità su 1,2 milioni di donazioni a 1 su 2-45 milioni; per l'HCV da 1 su 10 milioni a 1 su 15-45 milioni; per l'HBV da 1 su 625.000 a 1 su 1,8-2,6 milioni.6 Sono dati pubblicati anche su rivista scientifica.910 Le forbici sono ampie perché si tratta di stime su eventi rarissimi: l'ISS riassume la sostanza dicendo che "il rischio di contrarre un'infezione a seguito di una trasfusione di sangue, quindi, è prossimo allo zero".1
Completa il sistema l'emovigilanza, definita dal DM 2 novembre 2015 come "l'insieme delle procedure volte alla rilevazione e al monitoraggio delle reazioni indesiderate gravi o inaspettate nei donatori e nei riceventi": ogni reazione grave e ogni errore vanno notificati al flusso nazionale SISTRA.11
Gli effetti indesiderati, in ordine di frequenza
Nessun atto medico è a rischio zero, e la legge stessa impone di dirtelo.7 Ecco però le proporzioni reali, dai più frequenti ai più rari.12
- Reazione febbrile non emolitica. Febbre e brividi durante o poco dopo la trasfusione: fastidiosa, non pericolosa; la deleucocitazione (filtrazione dei globuli bianchi) l'ha resa più rara.
- Reazione allergica. Di solito lieve — orticaria, prurito — dovuta a proteine del plasma del donatore. L'anafilassi è rara.
- Sovraccarico circolatorio (TACO). Troppo volume, troppo in fretta: si manifesta con affanno, soprattutto in persone anziane o con problemi cardiaci o renali. Si previene infondendo lentamente.
- TRALI (danno polmonare acuto correlato alla trasfusione). Rara ma grave, con difficoltà respiratoria acuta; è tra le principali cause di morte trasfusionale e si previene con la selezione dei donatori di plasma.
- Reazione emolitica acuta da incompatibilità ABO. La più temuta, quasi sempre dovuta a un errore di identificazione più che di laboratorio: è esattamente ciò che il doppio gruppo e il controllo al letto servono a impedire, ed è per questo che oggi è rara.5
Segnala subito febbre, brividi, dolore lombare o toracico, affanno, prurito o la semplice sensazione che qualcosa non vada: la trasfusione può essere interrotta in pochi secondi. Chiamare presto non è esagerare, è la procedura.
Il consenso informato: un tuo diritto
In Italia la trasfusione non può avvenire senza il tuo consenso scritto. L'articolo 24 del DM 2 novembre 2015 stabilisce che il ricevente, "preventivamente informato, anche attraverso l'utilizzo di apposito materiale informativo, che tali procedure possono non essere completamente esenti da rischio, è tenuto ad esprimere per iscritto il proprio consenso o dichiarare esplicitamente il proprio dissenso alla trasfusione".7 L'ISS conferma che il consenso "deve sempre prevedere la firma del documento informativo da parte del malato".1
Lo stesso articolo precisa che nei trattamenti ripetuti (per esempio nella talassemia) il consenso iniziale vale per tutta la terapia, "salvo esplicita revoca da parte del paziente"; che per i minori spetta a entrambi i genitori o al tutore, con ricorso al giudice tutelare in caso di disaccordo; e che in caso di pericolo imminente di vita con paziente incosciente il medico può procedere senza consenso, documentando le circostanze in cartella.7 Prima di firmare hai il diritto di chiedere perché serve, quali alternative esistono e che cosa succede se rifiuti.
Autotrasfusione e rifiuto della trasfusione
L'autotrasfusione da predeposito consiste nel raccogliere in anticipo unità del proprio sangue e riutilizzarle solo per sé. Contrariamente all'intuizione non è la soluzione ideale: le raccomandazioni italiane ricordano che "è ampiamente dimostrato che il predeposito aumenta il rischio di ricevere supporto trasfusionale, anche allogenico", e ne limitano l'indicazione ai soggetti "con fenotipo eritrocitario raro o con alloimmunizzazioni complesse".2
Il rifiuto è previsto espressamente dalla norma: il paziente può "dichiarare esplicitamente il proprio dissenso alla trasfusione", facoltà riconosciuta a chiunque, comprese le persone che rifiutano per motivi religiosi.7 Sul piano pratico conta dichiararlo per tempo, così che l'équipe possa attivare in anticipo le strategie di risparmio del sangue del PBM.2
Progressi recenti della ricerca
Secondo pubblicazioni recenti indicizzate su PubMed:
- "Meno" resta la strategia giusta. Una grande revisione Cochrane conferma che le strategie restrittive non aumentano la mortalità rispetto a quelle liberali, nella maggior parte dei contesti clinici.3 (Carson JL et al., Cochrane Database of Systematic Reviews, 2025 — DOI.)
- Linee guida internazionali allineate. Le raccomandazioni AABB 2023 confermano l'approccio restrittivo, differenziandolo per contesto clinico invece di imporre un valore unico.8 (Carson JL et al., JAMA, 2023 — DOI.)
- L'Italia misura il proprio PBM. Un'indagine nazionale ha valutato l'implementazione organizzativa dei programmi di Patient Blood Management nelle strutture italiane, tra progressi e disomogeneità territoriali.13 (Agostini V et al., Vox Sanguinis, 2026 — DOI.)
Questi risultati orientano la pratica ospedaliera; la decisione di trasfondere spetta sempre al medico, caso per caso.
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Un'emoglobina bassa non si legge mai da sola: contano l'emocromo completo, i reticolociti, l'assetto marziale e i sintomi. È l'incrocio di questi dati a spiegare perché l'anemia è comparsa — e spesso a evitare una trasfusione.
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Domande frequenti
Che cosa si trasfonde durante una trasfusione di sangue? Quasi sempre un solo emocomponente: concentrati di globuli rossi (il caso più frequente), piastrine o plasma.
Con quale valore di emoglobina si trasfonde? Non esiste un numero valido per tutti. Le raccomandazioni italiane chiedono di valutare insieme il valore di emoglobina e i sintomi dell'anemia; le soglie oggi indicate sono restrittive, espresse come intervalli e con eccezioni per specifiche condizioni cardiologiche. Decide il medico, caso per caso.
Quali controlli si fanno prima di una trasfusione? Doppia determinazione del gruppo ABO/Rh su due prelievi distinti, ricerca di anticorpi irregolari, prova crociata in laboratorio e verifica dell'identità al letto del paziente da due operatori. Solo nell'emergenza estrema si ricorre al donatore universale.
La trasfusione è pericolosa? Si può prendere l'HIV o l'epatite? Il rischio esiste ma è minimo. Ogni donazione è testata per HBV, HCV, HIV, sifilide e con test NAT; il rischio residuo stimato è dell'ordine di un caso su milioni di donazioni, e l'ISS lo definisce "prossimo allo zero".
Quali sono gli effetti collaterali più comuni? I più frequenti sono lievi: febbre con brividi e reazioni allergiche cutanee. Le complicanze gravi — TACO, TRALI, reazione emolitica da incompatibilità ABO — sono rare e attivamente prevenute.
Serve il consenso informato per la trasfusione? Sì, ed è scritto: lo prevede l'articolo 24 del DM 2 novembre 2015. Puoi anche dichiarare per iscritto il tuo dissenso. Fa eccezione solo il pericolo imminente di vita in paziente incosciente.
Posso donare il sangue per me stesso prima di un intervento? È il predeposito, oggi poco usato: le raccomandazioni italiane lo limitano ai gruppi rari o alle alloimmunizzazioni complesse, perché nella pratica aumenta la probabilità di finire comunque trasfusi.
Da ricordare
Una trasfusione di sangue non è un travaso: è la somministrazione mirata di un emocomponente, quasi sempre globuli rossi. La decisione non si basa mai su un solo numero, ma sull'insieme di valori, sintomi e causa dell'anemia, dentro la cornice del Patient Blood Management. La sicurezza poggia su due catene indipendenti: la compatibilità (doppio gruppo, anticorpi irregolari, prova crociata, controllo al letto) e la qualificazione biologica di ogni donazione, che ha portato il rischio infettivo residuo all'ordine di un caso su milioni. E resta un tuo diritto: sapere, chiedere, e firmare — o non firmare — un consenso informato. Per capire da dove parte tutto, comincia dall'emocromo completo.
Fonti
Fonti istituzionali italiane e pubblicazioni scientifiche (PubMed) utilizzate per questa guida:
Footnotes
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Istituto Superiore di Sanità — ISSalute, Trasfusione di sangue: procedure e sicurezza : emocomponenti e loro indicazioni, identificazione del ricevente, esami obbligatori sulle donazioni, velocità di infusione nei primi 15 minuti, consenso informato, rischio infettivo "prossimo allo zero". issalute.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6
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Centro Nazionale Sangue (Istituto Superiore di Sanità) — Vaglio S, Prisco D, Biancofiore G, et al. Raccomandazioni per l'implementazione del programma di Patient Blood Management, 1ª edizione, 2017 : tre pilastri del PBM, criteri decisionali basati su Hb e sintomi, soglie trasfusionali restrittive e personalizzazione, predeposito. PDF CNS · Patient Blood Management in Italia (PBM promosso dal CNS dal 2012, Risoluzione OMS WHA63.12, DM 2 novembre 2015) ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7
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Carson JL, Stanworth SJ, Dennis JA, et al. Transfusion thresholds and other strategies for guiding red blood cell transfusion. Cochrane Database of Systematic Reviews, 2025. PubMed · DOI ↩ ↩2
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Briola G, Lavorino C, Mauro I, et al. (AVIS Nazionale, FNOPI, AUSL Toscana Centro) — Buone pratiche multidisciplinari nel processo trasfusionale: la sicurezza come obiettivo di sistema. Public Health & Health Policy, anno IX, n. 1, luglio 2021 : esami di qualificazione biologica (HBsAg, anti-HCV, HIV Ag/Ab, anti-Treponema pallidum, NAT), determinazione del gruppo e ricerca di anticorpi irregolari, prova crociata, identificazione al letto del paziente da due operatori, rilevazione dei parametri vitali. fnopi.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5 ↩6 ↩7 ↩8 ↩9 ↩10
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Centro Nazionale Sangue — HIV: praticamente azzerato il rischio di infezioni da trasfusione : rischio residuo stimato 2009-2018 per HIV, HCV e HBV. centronazionalesangue.it ↩ ↩2
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Ministero della Salute — Decreto 2 novembre 2015, "Disposizioni relative ai requisiti di qualità e sicurezza del sangue e degli emocomponenti", art. 24 (Consenso informato del ricevente) e Allegato VII, punto G. Gazzetta Ufficiale n. 300 del 28 dicembre 2015. gazzettaufficiale.it ↩ ↩2 ↩3 ↩4 ↩5
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Carson JL, Stanworth SJ, Guyatt G, et al. Red Blood Cell Transfusion: 2023 AABB International Guidelines. JAMA, 2023. PubMed · DOI ↩ ↩2
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Velati C, Romanò L, Pati I, et al. Prevalence, incidence and residual risk of transfusion-transmitted hepatitis B virus infection in Italy from 2009 to 2018. Blood Transfusion, 2019. PubMed · DOI ↩
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Centro Nazionale Sangue — Emovigilanza : definizione ai sensi del DM 2 novembre 2015 e flusso di notifica nazionale SISTRA. centronazionalesangue.it ↩
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Agostini V, Masiello F, Vaglio S, et al. Organizational monitoring of patient blood management implementation: Results of an Italian national survey. Vox Sanguinis, 2026. PubMed · DOI ↩